La storia - B&B Polirone

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La storia

Info turistiche
       
L’Abbazia del Polirone fu fondata nel 1007 da Tedaldo di Canossa, il nonno di Matilde di Canossa con il nome di chiesa di Santa Maria. La chiesa di Santa Maria è ancora visibile all’interno della Basilica di Polirone.

Il monastero prende il nome di Polirone dai due fiumi che circondavano l’isola, il fiume Po ed il Lirone. il fiume Lirone sparì grazie all’intervento di bonifica da parte dei Monaci Benedettini che ci abitavano, stanchi delle continue esondazioni dei due fiumi; spostarono il letto del fiume Po di circa 3 Km lontano dall’isola dove si trova attualmente, bonificarono la palude e cancellarono il fiume Lirone.
Il conte Tedaldo fece una donazione di metà dei sui terreni ai sette monaci che vivevano nell’isola perchè era un sito molto importante per garantire il controllo della navigazione fluviale.
I chiostri del monastero erano quattro.
Nel chiostro di San Simeone c’erano i negozi dove si svolgeva la vita del paese, il chiostro dei Secolari invece era quello dell’ospitalità. Venivano ospitati i viandanti sia ricchi che poveri. I ricchi venivano alloggiati nel piano superiore ed i poveri a piano terra.

Nel 1077 Matilde incontrò l'imperatore Enrico IV ed Il Papa Gregorio VII a Canossa e, succeduta al padre Bonifacio, donò al pontefice il monastero che poi lo affidò all’abate Ugo dell’abbazia di Cluny.
Il monastero fu ristrutturato ed aderì alle regole di vita di Cluny oltre che alla liturgia e l’architettura francese. La chiesa venne ricostruita nel 1130 secondo i canoni cluniacense con deambulatorio, cappelle radiali e transetto absidato.
Il monastero era molto potente sia in ambito ecclesiastico sia culturale, infatti fu dotato di un prestigioso scriptorium dove venivano redatti dai monaci manoscritti sia per uso liturgico che per studio.
Fu un periodo molto intenso soprattutto nella lotta delle investiture infatti fu uno dei centri più importanti della riforma gregoriana.
(Miniatura che rappresenta Ugo di Cluny 
con Matilde di Canossa e l'imperatore Enrico IV)
Tra il 1115 e il 1632 nell’ambiente posto tra il transetto e la sagrestia si trova la tomba di Matilde di Canossa, un sarcofago in alabastro sorretto da quattro leoncini di marmo rosso. Il corpo di Matilde non si trova più nel suo sepolcro dal 1633, quando fu traslato nella Basilica di San Pietro a Roma.
San Benedetto Po dopo le riforme gregoriane ebbe un periodo di decadenza che durò circa due secoli tra il XIII° ed il XIV°. Ci furono problemi di tipo spirituale ed economico; i contadini erano sottopagati o addirittura non pagati per le loro fatiche dai monaci. Intanto prendevano sempre più piede le famiglie ricche che si impossessavano e si impadronivano dei beni del monastero.
Nel 1419 i Signori di Mantova, la famiglia Gonzaga, diventarono gli abati commendatari, gli amministratori del Polirone. Si interessarono anche della vita spirituale del monastero e lo legarono alla comunità di Santa Giustina di Padova nel 1420, la quale divenne una Congregazione Cassinese.
La Congregazione di Santa Giustina padovana con una nuova spiritualità, cominciò anche lo studio letterario.
Il monastero ritornò in auge ospitando persone autorevoli nella “devotio moderna”, una corrente di pensiero legata a Padova e Venezia premonitore dell’evangelismo protestante.
Il monastero era talmente conosciuto che nel 1510 Martin Lutero venne ospitato nel Polirone durante il suo viaggio verso Roma.

L’ultima ristrutturazione della monastero fu eseguita da Giulio Romano.
Tra il 1500 e il 1600 il monastero di Polirone attraverso la cultura della scrittura di testi tra cui i “codici miniati” ritornò ad essere un punto fermo per umanisti e filosofi.
L’abate Cortese che era giurista e umanista incaricò Giulio Romano a ristrutturare il complesso monastico nel 1540 e si fece aiutare da artisti di alto livello che lavoravano nelle corti di Mantova e Verona, i nomi famosi degli artisti dell’epoca erano i pittori Correggio e Bonsignori e lo scultore Begarelli.
Il periodo compreso tra il 1600 ed il 1700 è storia di inondazioni, di guerre e di saccheggi per il complesso monastico del Polirone. Il monastero non riusciva più a sostenere le spese ed economicamente indebolito l’abate arrivò a vendere il corpo della contessa Matilde nel 1633 a Papa Urbano VIII.
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